sabato 11 febbraio 2012

Le parole sono tante puttane: più sale il prezzo e più grande è la libertà (pensieri, versi, appunti vari)

L'utoconvincimento è la più alta forma di autoflagellazione. Crediamo che ci convenga perseguirlo: facendo questo è come se voltassimo le spalle a quello che realmente siamo e a quello che vorremmo e per convenienza abbandoniamo.
La paura è solo l'altra faccia della medaglia dell'abitudine.
Ne sono sempre più convinto, e per questo motivo mi autoflagello.
(3 luglio 2013)
Quartine da ignorare

Passione indomita
austera e forte
doni senso al mio tempo
breve come la morte

Sono un uomo
e come tutti gli innamorati
mi lascio rapire dai tuoi sguardi
voluti ma negati

Il lavoro, amica
il lavoro quasi mai tradisce
quando c'è e quando non uccide
ci solleva e guarisce

La conferma genera
a volte rifiuto
è per questo che ti scrivo
è qui che son caduto

Gli amici veri
mi incitano a svegliarmi
a non vivere di sogni
e io rispondo: "Cosa credete poi disegni?"

Le nuvole? Il sole? I paesaggi innevati?
Sono nulla in confronto
ai tuoi sguardi voluti
ma negati...

(25 aprile 2012)

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"Le parole sono tante puttane: più sale il prezzo e più grande è la libertà" è un verso estratto dal testo di una mia canzone "Non fate ridere" che composi circa quattro anni fa.

Io generalmente sono un tipo tranquillo, certo a volte perdo la pazienza, ma riesco sempre a controllare le mie reazioni e a manterere, come si usa dire, il sangue freddo nelle più disparate circostanze che la vita ogni giorno ci regala (anche in maniera un po' stronza). Solo con la scrittura di versi e di poesie e con il disegno riesco davvero a sfogarmi. Per farvi un esempio: se devo mandare a cagare una persona lo faccio scrivendole un verso molto acido, magari in rima, oppure gli faccio una caricatura disegnata poco gentile, ma mai mi sognerei di offenderlo in maniera convenzionale. Non è da me. Non sono io. Ma non crediate che io sia una persona rancorosa. In genere, quando mi offendono, tendo a far scivolare su di me tutto. Il tutto mi entra in un orecchio e mi esce dall'altro. Detto "alla romana": a me marimbarza!

Dopo questa facoltativa presentazione di me...cosa potrei raccontarvi? Cosa scrivere in questo spazio virtuale neutro?
Ho sempre provato il forte desiderio di scrivere.

Oggi è domenica. E aspetto ancora un amore che tarda ad arrivare. Alla prossima.

Una cosa che ho scritto nel 2009: L’arte…quante volte ci siamo riempiti la bocca di questa breve parola!
Solo due sillabe: ar-te.
Eppure è l’amore per essa che mi spinge a scriverne in questa pagina bianca.

Pagina bianca.

Mi scuserete se introduco così questo scritto; è solo che a volte rimango affascinato da quanti significati possano scaturire da semplici parole. Semplici accostamenti di lettere.

Arte.

Pagina bianca.

Se inizio a pensare all’arte non penso subito all’opera di un artista, penso innanzi tutto alla natura che ci circonda…ma penso ancor prima a noi. A noi esseri umani, che da sempre ci affaccendiamo per creare, per distruggere, per ricreare, ponendoci sempre le stesse domande: “Ha senso quello che creiamo?” oppure “Ha valore quello che creiamo?
Io sono sempre più convinto del fatto che “arte” non è ciò che creiamo, ma ciò che siamo, la nostra intima essenza. Il nostro pensare, ragionare, sognare, combattere, desistere, il nostro continuare (la lista è infinitamente lunga)…questa è arte.

Anche non creare è creazione di un’assenza.

In ambito musicale il silenzio ha lo stesso valore, la stessa importanza, del suono.

Le pagine bianche (parole magiche) non sono che i presagi di ciò che sarà.
Presagi si segni, di lettere, di parole, di significato; eppure la pagina bianca è di già.

Noi in fondo siamo silenzi, attese, presagi di pensieri e di azioni.

Ad un tratto decidiamo di rompere il silenzio, lacerare il vuoto e l’inutilità del tempo, agire per affermare la nostra esistenza. Non ci accontentiamo facilmente. Non ci accontenteremo mai.

Ci arrampichiamo, ferendoci, sulle irte rocce dell’isolamento e dell’inesorabile scorrere del tempo.

Vorremmo essere immortali…ma siamo solo pagine bianche, che la vita, un giorno o l’altro, imbratterà.


Non saprei dire se in quel che è ho scritto è nascosto qualche barlume di verità.

Attendo che siate voi la conferma alle mie fragili supposizioni.

Resto in silenzio ad osservarvi e ascoltarvi, e più lo faccio, più amo l’arte.


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Eppure lo so bene: rimango uno dei tanti nella moltitudine, perché non si è unici, se non per gli altri. L'amore che cerchiamo per distinguerci, in realtà ci confonde ancora di più. 17 febbraio 2012

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Potrei averti anche subito se volessi, mia amata solitudine.
Potrei fare l'amore con te tutta la notte...in un silenzio intimo e raccolto
per non svegliare quell'istante.
Saprei vincere la paura di sentirti vicina, o solitudine
e di sfiorare il tuo seno e la tua gabbia.
Riposa ora...domani ti perderò.
Riposa.

Spoleto febbraio 2012

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Amore vile e affannoso.
Attesa pur di non fare.
Resta affranto intanto nella notte
Rema contro pronto a salpare
Non guardarmi negli occhi
Non lo merito

Spoleto febbraio 2012

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